La ricerca in psicologia

La psicologia studia i processi mentali ed emotivi che si traducono, negli individui, a livello comportamentale; quindi possiamo affermare che la psicologia studia i comportamenti umani effettuando ipotesi ed inferenze sui processi sottostanti che li guidano.

Essendo la psicologia una scienza applicabile in quasi tutti gli ambiti umani, possiede differenti modelli teorici che a loro volta si dividono in diverse branche; questo fa si che esistano molti e diversi metodi di ricerca, che vanno scelti in base alle condizioni, ai soggetti da studiare, ed alle ipotesi che si vogliono confermare o meno.

Più in generale, la caratteristica delle discipline scientifiche è lo sviluppo di modelli e teorie attraverso l’esplicitazione, l’applicazione, ma anche il perfezionamento di un metodo che permetta la comprensione dei loro oggetti di studio. Il metodo scientifico cerca di fornire garanzie continue per le conoscenze formulate da una disciplina, in termini di sistematicità e condivisibilità, come riscontro per le ipotesi teoriche.
La ricerca è un’attività pratica con proprie esigenze e peculiarità e, dal momento che la psicologia è una pratica professionale, il quadro nel quale sfruttare la fondazione scientifica delle sue conoscenze è un quadro complesso.

Il passaggio dal contesto della ricerca scientifica a quello della pratica clinica psicologica diviene spesso problematico data l’importanza fondamentale della soggettività e della relazione.

Proprio per questo il rapporto tra clinica e ricerca è in continua costruzione.

La ricerca in questo campo è innanzitutto una ricerca concettuale e teorica.

Nell’osservazione clinica la teoria permette allo psicologo di assumere lo specifico punto di vista dal quale partire per cogliere alcune tra le molteplici sfaccettature che compongono la complessa realtà psichica e relazionale del paziente (sia esso individuo, coppia o famiglia). Il clinico, però, non può essere un osservatore “neutrale” e “distaccato” rispetto al suo oggetto di studio: deve sapersi coinvolgere, sapersi immedesimare, ampliare la sua osservazione con ciò che sente, con le sue associazioni ideative e le sue fantasie.

Le conoscenze teoriche servono anche per poter osservare i fenomeni clinici in un modo che risulti condivisibile dalla comunità scientifica, per potere avere uno stesso linguaggio per confrontarsi ed un punto di vista accreditato dal quale partire per potere continuare con successive ricerche ex novo o di perfezionamento.
Ricerca, conoscenza teorica e formazione personale sono aspetti che si intrecciano in modo inestricabile, ed è per questo che i professionisti del centro utilizzano molto, oltre alla loro specifica personalità e competenza ed osservazione clinica, anche strumenti quali test e questionari che possano non sostituire ma ampliare maggiormente, ed in modo statistico, le osservazioni cliniche effettuate in precedenza.

[riferimenti: “La Psicologia Clinica oggi, tra teoria e pratica, formazione e ricerca: piccolo contributo a un dibattito aperto”di Cesare Albasi, Franco Borgogno, Antonella Granieri, Rita Ardito, Gabriele Cassullo, Franco Freilone, Gabriella Gandino, Claudia Lasorsa, Alessandra Perfetti, Claudia Ricco, Fabio Veglia]